Parigi-Genova 2000

Parigi-Genova 2000 – concerto-tributo a De André

1° parte

Noi a Genova siamo fortunati perchè viviamo in una città che è stata un’autentica fucina dalla quale sono venuti fuori dei grandi artisti e anche qualche “Gigante”. Un Gigante è senz’altro Fabrizio, che si distacca da tutto il resto del panorama musicale italiano e si affianca ad altri pochi Giganti del nostro mondo.

Perchè l’incontro di questa sera si intitola Parigi – Genova?

Parigi, grande capitale europea e grande capitale del mondo, capitale per storia, per cultura, per civiltà, musica.

Genova, capitale per storia, civiltà, fierezza, per aver dato i natali, dicevo, ad alcuni giganti e capitale per certo tipo di musica, della quale possiamo ben dire che Fabrizio è stato ottimo ambasciatore sulla Terra e adesso, noi tutti ne siamo sicuri, ne è ambasciatore nell’Universo.

Ma i miti non diventano miti così, per dei casi fortuiti e a questo proposito voglio ricordarvi la risposta che lui diede ad un giornalista che intervistandolo per una televisione gli chiedeva: “Lei sa che è un punto di riferimento anche per molti giovani?” e lui con la sua bella voce genovese e col suo tono garbato rispose con semplicità: “Forse perchè anch’io ho avuto i miei punti di riferimento che probabilmente a loro volta hanno avuto dei punti di riferimento.

Io non sono certo in grado di addentrarmi sugli interessi culturali e letterari di De André, ma per quanto riguarda la musica certamente uno dei suoi punti di riferimento sono stati, in un periodo della sua vita, gli autori francesi: Le atmosfere che questi evocano con i loro testi e il loro modo di cantare, con l’ironia, la semplicità, la poesia a volte con la quale interpretano le storie che vogliono raccontare, sia che siano storie su temi importanti, sia che siano storie semplici di vita quotidiana.

Uno dei maggiori esponenti di questo genere di musica è Georges Brassens che a sua volta ha avuto i suoi punti di riferimento.

Iniziò ad esibirsi in qualche Bistrot di Parigi e a comporre canzoni su canzoni, versi su versi, dopo aver passato anni a leggere e studiare i Poeti.

Ma per dire chi è Brassens non bastano queste poche parole perchè anche la sua è una lunga ed interessante storia sia sul piano artistico che su quello umano.

Questa sera diciamo soltanto che Fabrizio si interessò molto della sua musica e ne tradusse alcuni testi che poi cantò in italiano.

Quando dico che tradusse dei testi, intendo dire che ne fece una traduzione poetica in quanto tutti sappiamo che una canzone o una poesia non si possono tradurre letteralmente per una questione di metrica e perchè una canzone soprattutto deve essere tradotta anche collocandola nel contesto in cui verrà ascoltata.

In queste traduzioni Fabrizio è riuscito a rispettare il testo originale e quando ha dovuto scomporre alcuni versi li ha poi ricomposti in italiano riuscendo a mantenere esattamente il senso originale.

Perciò il nostro incontro di questa sera sarà diviso in due parti, la prima parte sarà dedicata alle canzoni di Brassens che Fabrizio ha tradotto e ne ascolteremo per alcune la sua versione e per altre la versione originale preceduta dalla lettura della traduzione, e questa prima parte sarà, forse, la più difficile perchè è la parte che è appartenuta per anni soltanto ad una elite in Italia.

Mentre la seconda parte sarà dedicata alla musica che De André ha fatto successivamente e quindi la parte più conosciuta, quella che lo ha fatto amare non più solo dai pochi che fino a quel momento lo conoscevano, ma da tutti noi.

2° parte

Nella prima parte abbiamo visto come Fabrizio abbia avuto un grande interesse per la canzone d’autore francese, come l’abbia ascoltata, tradotta magistralmente, assimilata, interpretata e di come sia riuscito a fare diventare anche in Italia delle “vere perle” da antologia queste canzoni: Delitto di paese, Il gorilla, Morire per delle idee, La marcia nuziale, Le passanti…

Nella seconda parte vedremo come con la sua sensibilità sia riuscito a fare dei capolavori di bellezza, canzoni che per la loro “statura” hanno olrepassato il mondo esclusivamente musicale e sono rimaste “incastonate” nell’universo… tra le cose preziose.

Così ascolteremo i primi suoi successi: Bocca di rosa, La canzone di Marinella… che spesso erano accompagnate semplicemente da pochi accordi di una chitarra, a dimostrazione che per fare delle cose stupende non serve avere a disposizione grandi orchestre internazionali, che spesso servono solo a dare molta pubblicità a qualcosa che poi non ha una sua bellezza; e ascolteremo anche altre canzoni dove invece in seguito ha dato spazio anche ai suoni e agli arrangiamenti usando comunque sempre la musica nello stesso modo col quale riusciva ad usare le parole: la musica giusta per la parola giusta, per l’atmosfera giusta… con, ormai, un bagaglio culturale, musicale e di sensibilità che pochi altri hanno dimostrato di possedere: Lo avevamo detto all’inizio di questa serata: Miti non si diventa per caso.

Con affetto

Agli amici di Internet

Gaetano